www.viniciocoletti.it > Viaggi > Europa 2024

Sito di Vinicio Coletti

Europa 2024

Questa pagina contiene il diario del mio viaggio in Svizzera, Germania, Belgio, Lussemburgo e Francia, di giugno 2024


Dopo vari anni di viaggi tutti in automobile, seguiti dal bellissimo viaggio dell'anno scorso in Norvegia, tutto aereo e nave, quest'anno ho deciso di fare un lungo giro in Europa, tutto in treno.
Sono partito da Roma e, dopo un cambio treno a Milano, sono arrivato a Lugano, la bella città della Svizzera italiana, adagiata sull'omonimo lago. Ho poi proseguito per Luzern, con le sue torri ed i ponti medioevali che collegano il bel centro storico. La terza tappa è stata Zürich, la più grande città svizzera, con i vicoli della città vecchia, ponti e cattedrali, che fanno da contraltare a quartieri moderni o anche altri con un'aria di degrado.
È stata poi la volta di Bern, la capitale della Svizzera, dove è stato bello vedere che nella piazza del Parlamento Federale si tiene regolarmente un mercato di frutta e verdura, mentre si può visitare il parco degli orsi, simbolo e mascotte della città, o anche passare sotto piccoli portici cadenti e forse mal frequentati.
Sono poi arrivato a Genève, seconda citta della Svizzera. Grande, ordinata, ben tenuta, con un bel centro storico che si affaccia sul grande Lago Lemano, nonché estremamente vivace e multietnica, Ginevra è sicuramente ciò che più si avvicina al concetto di città, in Svizzera.
Prima di lasciare la Svizzera ho visitato Basel, una bella e moderna città sul fiume Reno, dove si usa molto il francese.
Con un grande balzo verso nord, ho raggiunto poi, con un treno tedesco, la città di Colonia (Köln). Qui ho visto i ponti sul Reno e, soprattutto, l'enorme e bellissima Cattedrale.
Sono poi entrato in Belgio, passando i primi tre giorni nelle Fiandre, la zona settentrionale dove si parla il fiammingo, una lingua praticamente identica all'olandese. Ho visto quindi Anversa (Antwerpen o Anvers), con le sue bellissime piazze centrali ed una cattedrale memorabile, e poi Brugge (Bruges), piccola e bellissima.
È arrivata poi Bruxelles (Brussel), la capitale del Belgio, con le sue belle piazze, i musei, l'Atomium e la grande vivacità.
Spostandosi un po' a sud, ho visto poi Namur, nota per la sua Cittadella, una fortezza scavata nella roccia, su un'altura che domina la città.
Ho lasciato poi il Belgio, per entrare nel vicino Lussemburgo, la cui capitale ha una struttura davvero particolare, una città su due livelli, collegati persino da ascensori.
Proseguendo verso sudest, sono quindi arrivato a Strasburgo (Strasbourg), dove ha sede il Parlamento Europeo. Ma c'è soprattutto una cattedrale bellissima, il pittoresco quartiere della Petite France e molti bei musei d'arte.
Si trattava ora di tornare a casa. Ho fatto una tappa di nuovo in Svizzera, a Bellinzona, che è la capitale del Canton Ticino e dove ci sono dei bei castelli da visitare.
Il giorno dopo ho preso il treno per Milano e qui un altro per Roma, dove sono arrivato a metà pomeriggio. Ciò ha concluso questo viaggio, durato in tutto 20 giorni.
Ecco alcuni numeri del viaggio: 20 giorni, 6 paesi attraversati, 14 città visitate, 20 tratte in treno, 2003 foto (15,7 GiB), oltre 8 ore di riprese video HD (81 GiB).

Giorno 1

Mi sveglio prima che suoni la sveglia e, avendo tutto pronto, prendo valigia e zaino ed esco. Con bus e metropolitana raggiungo la stazione Tiburtina e prendo un treno Italo per Milano, dove arrivo 3 ore e mezza dopo.
Dopo neanche mezz'ora passo su un treno regionale svizzero, che passa la frontiera a Chiasso e raggiunge poi Lugano, in circa un'ora.
La stazione di Lugano è situata in altura e per scendere in città è possibile usare un treno a cremagliera, molto comodo. Vado subito in hotel, dove mi accolgono con l'omaggio di una tavoletta di cioccolato, lascio la valigia ed esco dopo un breve riposo, per visitare la città.
Inizio con la cattedrale di San Lorenzo, molto bella e situata anche questa un po' in alto, quindi con un panorama molto bello sull'ampio lago e la città. Proseguo poi per le viuzze del centro storico e via Nassa, che è il viale dello shopping elegante. Alla fine sbuco sul lungolago e visito la chiesa di Santa Maria degli Angioli, una chiesetta del 500 con degli affreschi molto interessanti, soprattutto quello di Bernardino Luini, che fu discepolo di Leonardo da Vinci.
Poco distante c'è anche il grande complesso del MASI, il Museo d'arte della Svizzera italiana, ma non ho messo in conto che oggi è lunedì e quindi è chiuso...
Faccio foto e video in riva al lago e poi lo risalgo verso il centro storico e la sua piazza principale, Piazza della Riforma, dove mi riposo un po' in un bar, bevendo uno spritz. Arrivo poi al Parco Ciani, che è il giardino pubblico di Lugano, in riva al lago. Passeggio e mi fermo su una panchina, facendo varie foto.
Ormai è sera, così ritorno verso la piazza centrale e vado a cenare in un ristorante ticinese, provando così il mio primo rösti, piatto tipicamente svizzero, una specie di timballo di patate fatto in forno e con altri elementi aggiunti, a seconda di come lo si fa.
Torno quindi in hotel per dormire.

Giorno 2

Mi sveglio abbastanza presto da solo, faccio colazione in hotel e poi esco per una passeggiata mattutina a Lugano, che comprende anche qualche piccolo acquisto.
Verso le 10 torno in hotel, faccio il check-out e prendo di nuovo il treno a cremagliera per salire alla stazione ferroviaria. Da notare che se si è ospiti di un hotel in Svizzera, si ha diritto ad un biglietto digitale (o stampato) che permette di circolare liberamente su tutto il trasporto pubblico locale, per cui il treno a cremagliera non mi costa nulla.
Prendo un treno per Lucerna (Luzern) ed arrivo dopo un paio d'ore, attraversando il lunghissimo tunnel del San Gottardo e meravigliosi panorami alpini.
Una cosa che mi colpisce subito è la dimensione della stazione di Luzern, davvero molto grande, quasi esagerata per una città che in fondo non è grandissima. Attraverso un ponte ed arrivo al mio hotel, che si trova proprio sul lungofiume. È magari un hotel un po' strano, che è anche un pub e dove regna una simpatica confusione, ma mi danno una camera bellissima, che si affaccia sul fiume e sulla principale attrazione di Luzern, il Kapellbrücke, il ponte medioevale, coperto e in legno, che si staglia lì, proprio sotto la mia finestra!
Riposo un po', poi esco e raggiungo a piedi le Museggmauer, ovvero le vecchie mura di cinta della città, ornate di merli, passaggi e grandi torri che è possibile visitare, gratis. È stato molto bello vedere da lassù i tetti della città ed il grande Lago dei Quattro Cantoni, di cui il fiume Reuss è l'emissario.
Vado poi a visitare il Löwendenkmal, il monumento del leone. È un leone morente scolpito in una parete rocciosa, che commemora il sacrificio dei soldati svizzeri che furono massacrati nel 1792 per difendere il re di Francia, Luigi XVI, durante la rivoluzione francese. Davanti al monumento c'è un laghetto ed un piccolo parco, pieno di turisti di ogni parte del mondo.
Ritorno poi verso l'hotel e cerco di cenare in un ristorante nei pressi, ma è tutto pieno (così dicono), così mi allontano un po', attraverso un altro ponte coperto in legno, con bellissime decorazioni, tutte dedicate ad un'epidemia di peste (!) e raggiungo un ristorante tradizionale, segnalato nella guida turistica, dove faccio una bella cena a base di specialità locali, annaffiate dall'immancabile birra.
Dopo essere tornato in hotel scendo nel loro pub e bevo qualcosa, chiacchierando un po'.

Giorno 3

Abbastanza presto al mattino esco dal mio hotel di Luzern ed attraverso il Kapellbrücke, il ponte in legno il cui ingresso è quasi di fronte l'hotel. A quest'ora c'è poca gente e posso quindi fare foto e video senza problemi. Arrivato sul lato opposto del fiume Reuss faccio colazione in una pasticceria e poi vedo che c'è un mercatino, dove ci sono anche degli stand di prodotti tipici italiani, venduti da nostri connazionali. Proprio lì vicino c'è la Jesuitenkirche, che posso osservare solo dall'esterno, perché è chiusa.
Finiti questi giri mattutini torno in hotel per il check-out e vado poi alla stazione ferroviaria, dove prendo un treno per Zurigo (Zürich). Va detto che avevo acquistato tutti i biglietti ferroviari online, prima di iniziare il viaggio.
Arrivato a Zurigo, la più grande città svizzera, uso il navigatore offline del telefonino per raggiungere l'hotel, prenotato per due notti. In realtà in questo caso si tratta di un appartamento dove si entra con un codice che mi è stato spedito questa mattina via SMS. La casa non è lontanissima dalla stazione, ma un po' bisogna camminare ed il quartiere sembra abbastanza popolare, anche se tutto sommato non pericoloso.
Il sistema per fornire la chiave magnetica però non funziona e sono costretto a chiedere assistenza. Mi apre la donna delle pulizie dall'accento slavo, alle 15.30, mentre sta ancora finendo di pulire la stanza...
Comunque la camera è molto grande, è arredata in modo moderno e c'è una cucina completa a disposizione, con piano ad induzione, stoviglie, lavastoviglie, ecc. Mi riposo un po' e poi esco alla scoperta di Zurigo, usando una fermata di tram non molto distante per raggiungere in 5 minuti il centro storico.
Arrivo alla Kunsthaus, il principale museo d'arte di Zurigo e lo visito fino al loro orario di chiusura. Ci sono molte opere sia classiche che moderne ed è stato molto bello visitare questo museo fatto di ambienti moderni e pieni di luce. Poi, sempre in tram, vado in Paradeplatz a vedere il famoso negozio di cioccolatini, Sprungli, e quindi entro in un ristorante non troppo lontano.
Il ristorante è enorme ed è organizzato più o meno come una birreria tedesca. Ordino birra e piatti tipici, conversando con i vicini di tavolata, come si usa in questi posti. C'è una coppia del cantone Grigioni, che sa anche l'italiano, due turiste giapponesi ed una ragazza sudamericana molto giovane, che sta girando l'Europa da sola.
Alla fine rientro nel mio appartamento zurighese e vado a dormire.

Giorno 4

Mi sveglio abbastanza presto ed aspetto un po', perché tutti i luoghi da visitare aprono non prima delle ore 10. Prendo il solito tram verso le 9.45 ed arrivo nel centro storico, dove la città si estende sui due lati del fiume Limmat, emissario del lago di Zurigo. Solo i quartieri più meridionali della città sono direttamente sul lago.
Attraverso un bellissimo ponte ed arrivo nella Münsterhof, una grande piazza, tutta circondata da antichi palazzi medioevali. Faccio colazione in un bar, con una fetta di torta ed un cappuccino, che mi vengono serviti in modo impeccabile.
Subito dopo entro e visito la Fraumünster, il duomo di Zurigo, la cui prima costruzione risale addirittura all'anno 853. È oggi una chiesa protestante e questo significa, come vedrò molte altre volte in Svizzera, che non ci sono statue di santi né dipinti di alcun genere. L'interno è austero e spoglio e manca persino il crocefisso, visto che per i protestanti è importante soprattutto la lettura e la discussione dei testi sacri, fatta dal pastore. Molto presenti, invece, i grandi mosaici di vetro, sempre molto belli. In questo caso, poi, quelli del coro sono stati fatti dal pittore Marc Chagall.
Finita la visita della Fraumünster, percorro le pittoresche vie della Altstadt (la città vecchia) e raggiungo la vicina Petrikirche. L'interno della chiesa è semplice, ma questa chiesa ha un grande campanile che ospita il più largo orologio da torre d'Europa.
Faccio foto e video a chiesa e campanile e, all'interno, noto un pianoforte a coda tutto solo e la tentazione è troppo forte: suono alcune battute di un pezzo che conosco. Poi una breve passeggiata mi riporta sulla riva destra del Limmat, dove ho intenzione di pranzare. Questa volta non leggo la guida né consulto Tripadvisor e mi affido solo al mio intuito. Il risultato è un bel pranzo sul lungofiume, in un ristorante elegante e che alla fine non mi costa neanche troppo, per gli standard svizzeri.
Dopo pranzo compro dei ricordini in un vicino negozio e poi procedo in salita fino alla vicina piazza dove si trova la Grossmünster, una chiesa del '400 le cui torri gemelle sono un po' l'icona della città. All'interno, come sempre, splendidi mosaici di vetro, questa volta opera soprattutto dell'artista svizzero Augusto Giacometti.
Arrivato ormai a metà pomeriggio, faccio una piccola spesa alimentare per cenare in casa, una volta tanto, e torno nell'appartamento con il solito tram. Mi riposo un po', guardo i tennisti italiani in tv e ceno in casa.
Va detto che i primi giorni ho trovato abbastanza stancante muovermi molto a piedi per visitare i vari luoghi e quindi una pausa ci voleva proprio. In seguito sono diventato sempre più allenato ed al ritorno avevo delle gambe quasi da ciclista... 😀
Dopo la cena e un po' di tv, sono andato a dormire.

Giorno 5

Lascio l'appartamento di Zurigo dove ho dormito due notti e, con il solito tram, raggiungo la vicinissima stazione centrale, dove prendo un treno per Berna (Bern/Berne). Il viaggio non dura molto e dopo circa un'ora e mezza sono nella capitale della Svizzera.
Faccio il check-in in hotel, lascio la valigia ed esco quasi subito per visitare la città. A due passi c'è la Bundesplatz, la piazza che ospita il Parlamento Federale svizzero ed anche la sede della Banca Centrale. Da qui parte una lunga strada verso est, Marktgasse, che è la principale arteria della città vecchia.
I trasporti sono basati sui tram e la loro frequenza è così alta che in certe vie è difficile fare una foto ad un monumento, senza un tram nell'inquadratura 😀 Il centro storico di Berna fa parte del Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO e lo percorro tutto, facendo foto alle famose fontane allegoriche, ognuna dedicata ad un diverso tema. Molte di esse sono proprio lungo la Marktgasse o nelle vie che la incrociano.
Quasi subito si arriva anche alla Zytglogge, una larga torre che ha su un lato un grande orologio e sul lato opposto un secondo orologio che sormonta un orologio astronomico. Questa torre è una delle icone della città.
A poca distanza c'è anche il Münster, la cattedrale di Berna del XV secolo, il cui largo campanile è alto 100 metri, il più alto in Svizzera. La cattedrale ha anche un bel portale scolpito, che rende ancora più suggestiva la sua imponente facciata, mentre l'interno è austero, come si addice ad una chiesa protestante.
Man mano che si procede lungo la strada, il panorama urbanistico ed umano cambia molto, passando dalla sobria eleganza delle zone centrali a bassi portici con il pavimento sporchissimo, frequentati da una umanità non ben decodificabile.
Alla fine si arriva ad un ponte sul fiume Aare, dopo il quale si incontra, su un lato del fiume, il parco degli orsi. Proprio così! Il nome della città deriva infatti dal nome plurale bären (orsi, in tedesco) e quindi da sempre l'orso è il simbolo e la mascotte della città.
In passato alcuni orsi erano ospitati in una fossa come quelle degli zoo, poi decisero che bisognava farli vivere in modo più degno e quindi oggi alcuni orsi vivono in un bosco di alcuni ettari sulle rive del fiume Aare. Ovviamente ho percorso la strada pedonale che costeggia il parco e l'emozione è stata forte quando ho visto un'orsa che andava ad abbeverarsi! Probabilmente è la più giovane, Ursina, nata nel 2009.
Al ritorno stupidamente non ho preso un filobus ed ho rifatto a piedi tutta la strada fino alla zona centrale, andando a cenare in un buon ristorante nei pressi del Parlamento, anche perché altri posti affidabili non ne avevo visti, lungo la strada. Bisogna dire che la grande variabilità di Berna mi ha colpito molto: dall'eleganza ai posti malfamati, in poche centinaia di metri.
Sono poi tornato in hotel, stanco ma pronto ad affrontare domani una nuova tappa del viaggio.

Giorno 6

Dopo la colazione nell'hotel di Berna, faccio una nuova passeggiata nel centro e vedo che, proprio nella piazza del Parlamento, c'è un mercatino rionale di frutta, verdura e fiori. Visito il mercatino, dove un italiano ha uno stand di salumi nostrani, poi torno in hotel, faccio il check-out e raggiungo a piedi la vicina stazione ferroviaria.
Il treno questa volta mi porta a Ginevra (Genève), dove arrivo verso le 14. Vado subito in hotel ed esco poco tempo dopo. Scendo i bei viali che portano verso il lago Lemano, che è uno dei più grandi d'Europa.
Arrivo sul Quai du Mont-Blanc, un viale lungo il lago che è sicuramente così chiamato perché quando la visibilità è buona, in lontananza si vede proprio il Monte Bianco. Guardo ed in effetti è proprio lì, il Monte Bianco è perfettamente visibile all'orizzonte e persino da qui si percepisce tutta la sua mole gigantesca.
Attraverso uno dei tanti ponti sul Rodano, il grande fiume che nasce proprio qui, come emissario del lago Lemano, poi raggiungo una grande piazza, molto animata, ed inizio a salire i vicoli e le scalinate del centro storico di Ginevra, che è fatto quasi a gradoni, con vari livelli dove si trovano piazzette, fontane e stradine pittoresche.
Nella zona più alta c'è la cattedrale di Saint-Pierre, la cui prima costruzione risale addirittura al quarto secolo e che nel XVI secolo ospitò per un periodo le prediche di Giovanni Calvino, uno dei fautori della riforma protestante.
Dopo la visita della chiesa ritorno pian piano nella città bassa, notando sempre una grande animazione nelle strade. Torno nella grande piazza vista prima e ceno in un ristorante con tavoli all'aperto, gustando i filets de perche, un tipico piatto ginevrino, filetti di pesce persico pescati nel lago Lemano. Noto anche una particolarità di Ginevra, data dalla presenza di funzionari e diplomatici di ogni paese del mondo, per la presenza in città della seconda sede ONU per importanza e di molte altre agenzie internazionali. Così sento parlare russo ad un tavolo vicino, mentre due donne africane bellissime ed eleganti pranzano da sole in altri tavoli. Ginevra è davvero speciale in molti aspetti.
Dopo cena uso uno dei tram che percorrono i bei viali della città e torno nel mio hotel per la notte.

Giorno 7

Esco abbastanza presto dal mio hotel di Ginevra e raggiungo di nuovo il lungolago, dove arrivo alla fine di un molo, dove c'è anche un piccolo faro. Ci sono anche i Bains des Paquis, un vero e proprio stabilimento balneare ed è con mia sopresa che vedo delle persone nuotare nel lago. Oggi il cielo è coperto, c'è una leggera foschia in lontananza e il monte Bianco non si vede più.
Nella stessa zona c'è il molo da cui partono le mouettes, le barche gialle che attraversano il lago e che fanno parte dei trasporti urbani, quindi per me gratuite. Chiacchiero un po' con una coppia di Parigi (a proposito: il francese lo parlo quasi come l'italiano, per cui in una città come questa mi sento molto a mio agio), poi salgo sulla barca, che in 5 minuti mi porta nella parte opposta della città, nella zona chiamata Eaux-Vives.
Qui vado subito a vedere da vicino il famoso Jet d'Eau, un getto d'acqua che parte dal lago e raggiunge 140 metri di altezza, mantenendo in ogni momento 7 tonnellate d'acqua sospese in aria. Fu costruito inizialmente per far scaricare la pressione del sistema idrico che alimenta la città a partire dal lago, ma in seguito è divenuto un'attrazione in sé e un simbolo della città. Mi avvicino fin dove si può arrivare, a circa 10 metri dalla base del getto, e per fortuna il vento porta l'acqua in ricaduta sul lago e non sul molo dove mi trovo io 😀
Dopo il getto, vado nel vicino Jardin Anglais, un parco sulla riva del lago, dove la principale attrazione è l'Horloge Fleuri, un gigantesco orologio inserito in una grande aiuola fiorita ed inclinata. Qui davanti è pieno di turisti che si fanno selfie; uno di essi sono io.
Ormai è ora di pranzo e vado non troppo lontano, in un ristorante molto conosciuto e che ha la caratteristica di servire solo carne. Non hanno neanche il menu e chiedono solo il grado di cottura della carne. Arrivo che stanno aprendo e c'è una piccola fila di clienti in attesa, che vengono poi presi in carico da una serie di cameriere bellissime e sorridenti. Il servizio consiste in una grande insalata verde come antipasto e poi due portate di carne e patate fritte, che arrivano distanziate nel tempo, più un dessert finale. Niente da dire, la carne è tenerissima e i prezzi sono quelli della Svizzera...
Finito di pranzare, prendo un tram nei pressi e raggiungo il Musée d'Ethnographie de Genève. Il museo, ad ingresso gratuito, comprende due sale molto grandi, con reperti provenienti da tutto il mondo e da tutte le culture. Davvero una visita molto interessante.
A questo punto prendo di nuovo il tram - ormai sono diventato un esperto delle linee di Ginevra - e torno in hotel, per riposare un po'. Più tardi esco di nuovo, torno nel molo delle barche e compro un biglietto per fare un tour sul lago di oltre un'ora. Il giro è interessante, ma ad un certo punto inizia a piovere copiosamente, con tanto di fulmini; chi era all'esterno si rifugia dentro la barca, che per fortuna è coperta.
Al ritorno al molo, scappo via sotto la pioggia (per fortuna ho un giubbotto impermeabile con cappuccio) e mi rifugio in un vicino ristorante, dove ceno.
Alla fine della cena non piove quasi più e posso quindi tornare senza problemi in hotel, per la mia seconda ed ultima notte a Ginevra.

Giorno 8

Al mattino esco dall'hotel di Ginevra e vado nel vicino centro commerciale Manor, per qualche piccolo acquisto. Faccio anche colazione in un bel bar, quindi torno in hotel, faccio il check-out e raggiungo la vicina stazione ferroviaria, dove vado al binario da cui partirà il treno che mi riporterà a Berna.
Mentre sono lì noto qualcosa di strano nei cartelli, così scendo di nuovo per vedere il tabellone delle partenze e vedo che il numero di binario è cambiato! Raggiungo rapidamente il nuovo binario ed entro nel treno, che parte in orario.
Arrivato a Berna, passo su un nuovo treno che parte appena 12 minuti dopo. Questo tipo di coincidenze penso siano possibilli solo in Svizzera...
Alla fine arrivo a Basilea (Basel/Bâle) e raggiungo con una lunga passeggiata il mio hotel. Mi danno una camera che non è stata preparata e così, un po' arrabbiato, scendo e me la faccio cambiare. Poi non funziona il codice per il WiFi e devo scendere di nuovo per farmi dare quello giusto...
Riposo un po', poi esco e raggiungo con un tram la zona centrale, dove vado a visitare il Münster, la cattedrale di Basilea. Enorme e di un colore rosso mattone all'esterno, ha il solito interno austero delle chiese calviniste, mitigato dalle bellissime vetrate colorate.
La cattedrale è in una zona alta della città e poco lontano c'è un bellissimo panorama sul fiume Reno e su tutta la città moderna, la zona nord, chiamata anche Klein Basel (la piccola Basilea), mentre la zona storica è chiamata Gross Basel (la grande Basilea).
Arrivo sul fiume e attraverso un ponte, per poi bere una variante locale dello spritz in un bar situato sul lungofiume. Converso un po' in francese con una coppia di mezza età, scoprendo così che, pur trovandosi nella Svizzera tedesca, a Basilea la lingua più usata sembra essere il francese. La città d'altra parte è vicina a due confini e sia la Germania che la Francia sono a pochissimi km di distanza, in pratica basta uscire dalla città verso nord o ovest.
Torno poi nel centro storico riattraversando il Reno e vado a visitare il Rote Rathaus, il municipio rosso, così chiamato per il suo colore peculiare. Nel cortile interno sono presenti statue e decorazioni, per cui è molto interessante da vedere.
Raggiungo poi un vicino ristorante di quelli che piacciono a me, elegante e situato all'interno di un palazzo nobiliare (odio invece le osterie). La cena è decisamente buona ed il costo purtroppo è svizzero.
Prendo poi un tram nella piazza del municipio e ritorno al mio hotel per la notte.

Giorno 9

Oggi è arrivato il momento di lasciare la Svizzera, dove sono rimasto 8 giorni. Faccio colazione in hotel, poi prendo un tram e raggiungo la stazione centrale, dove prendo un treno tedesco, della Deutsche Ban, questa volta in prima classe.
La frontiera con la Germania viene superata qualche minuto dopo la partenza ed in circa 4 ore raggiungo Colonia (Köln).
Già prima di uscire dalla stazione si rimane a bocca aperta, perché dalle vetrate appare l'enorme mole della Cattedrale di Colonia, che si trova proprio lì davanti.
Ho un po' di tempo prima di poter entrare in hotel e così pranzo in una birreria poco distante, che risulta di livello medio e prezzi decisamente più bassi rispetto a quelli svizzeri. Poi raggiungo il mio hotel, che è quasi sul lungofiume, dove mi danno una stanza che in realtà è una piccola suite.
Riposo un po', poi esco e vado a visitare con calma la cattedrale, che fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. La facciata principale è rivolta ad ovest ed è talmente imponente da intimorire. Sono anche molto belli i lati nord e sud, pieni di guglie, finestre e statue. Anche l'interno è molto bello, con vetrate, decorazioni, statue e dipinti, visto che questa non è certo una chiesa protestante, ma cattolica.
Faccio molte foto e video fuori e dentro la cattedrale, poi faccio una lunga passeggiata fino ai ponti sul fiume Reno, che qui è davvero molto largo. Ho ricordato solo dopo che avevo preventivato di spostarmi anche in una zona leggermente più meridionale, per vedere altre chiese e trovare dei buoni ristoranti, ma oggi mi sento abbastanza stanco e quindi cerco di cenare nel vicino ristorante annesso ad un museo. I camerieri fanno però finta di non vedermi, neanche quando mi rivolgo direttamente a loro. Vado via e ceno in un altro locale sul lungofiume, per andare poi in un pub irlandese a passare un po' di tempo e bere qualche drink.
Torno infine in hotel e vado a dormire.

Giorno 10

Faccio colazione in hotel, poi esco con il grosso trolley e raggiungo la stazione ferroviaria, dove prendo un treno per Bruxelles. Quindi, dopo un solo giorno in Germania, la lascio subito per entrare invece nel Belgio.
A Bruxelles cambio treno ed arrivo infine ad Anversa (Antwerpen/Anvers). Questa è la zona settentrionale del Belgio, le Fiandre, dove la lingua principale è il fiammingo, quasi identico all'olandese.
Già la stazione di Anversa è quasi un monumento in sé, perché alcune zone hanno uno stile sontuoso ed ottocentesco, con scalinate, lampadari ed ambienti molto belli. Raggiungo il mio hotel camminando un po' e riposo un po' nella mia camera.
Più tardi esco e, passeggiando per la città, che risulta ben ordinata e piacevole, raggiungo la Onze-Lieve (Nostra Signora), la cattedrale di Anversa, che però ha già chiuso (qui chiude quasi tutto alle ore 17 o al massimo alle 18), per cui faccio foto e video solo all'esterno, con l'imponente facciata avente due alti campanili che si vedono da quasi ogni punto della città.
Le vie circostanti sono piene di negozi e ristoranti e passeggio fino al fiume Schelde, sulle cui rive c'è anche un piccolo castello. Anversa è il quarto porto più grande del mondo, ma questa zona è molto tranquilla, perché gli impianti portuali sono a qualche km dalla città.
Torno nella zona della cattedrale e vado a cenare in un ristorante citato dalla guida, che ha la caratteristica di essere pieno di statue di santi e Madonne, ma anche con un chitarrista che suona e canta jazz, Caetano Veloso ed i Santana 😀
La cena è molto buona e la lista delle birre nel menu è molto più lunga della lista delle pietanze! Ne scelgo un tipo locale, la De Koninck, con l'approvazione della cameriera 😀
Ormai inizio a capire il sistema dei trasporti locali, per cui per tornare in hotel dopo la cena cammino fino a Groenplaats e qui prendo la metropolitana fino al mio hotel. In realtà la chiamano premetro e sono in pratica dei tram che viaggiano sottoterra. Ma la differenza rispetto ad una vera metropolitana è minima, si notano solo i vagoni leggermente più stretti.
Arrivato in hotel, sbrigo le solite faccende serali (backup delle foto, trasferimento dei video sul PC, ricarica di tutte le apparecchiature e scrittura del diario del giorno) e poi vado a letto.

Giorno 11

Faccio colazione verso le 9 nel mio hotel di Anversa, poi esco e prendo la premetro fino a Groenplaats, da dove proseguo a piedi fino al Museo Plantin-Moretus.
Il museo è dedicato a Christophe Plantin ed al suo genero Jan Moretus, che furono tra i primi editori della storia, con le macchine a caratteri mobili inventate da Gutenberg. Il museo contiene molti esemplari dei primi libri stampati ed anche i torchi da stampa ed i caratteri mobili. Il museo è così importante dal punto di vista storico che da parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.
In una delle sale un'addetta mostrava ai visitatori il funzionamento di una delle macchine e nel mio caso ha stampato davanti ai miei occhi un poema composto da Plantin e poi me lo ha regalato! Probabilmente è il più bel souvenir di questo viaggio.
Torno poi a Groenplaats e questa volta faccio una serie di foto sia alla piazza che al monumento dedicato al pittore Peter Paul Rubens, sicuramente il più importante della notevole scuola fiamminga che si sviluppò dal XV al XVII secolo.
Pranzo proprio in questa piazza, gustando quello che a quanto pare è il piatto belga più tipico, moules frites, ovvero cozze e patate fritte.
Vado poi nella vicina piazza della cattedrale e questa volta posso visitare tutto l'interno della Onze-Lieve, facendo in seguito anche nuove foto alla mastodontica facciata, dove spiccano le due altissimme torri campanarie gemelle. La chiesa è cattolica, come fu Anversa per molti secoli, anche perché le Fiandre ed una parte dell'Olanda erano un dominio spagnolo.
Passo poi nella vicina piazza del Municipio, dove il bellissimo Stadhuis ne riempie un lato, mentre al centro svetta la fontana di Brabo, che si riferisce al mito sulla fondazione di Aversa.
Narra la leggenda che ci fosse il gigante Druon Antigoon che taglieggiava i viaggiatori, così il legionario romano Silvius Brabo lo uccise, gli tagliò una mano e la gettò nel fiume. Da questo "hand werpen" (lancio della mano, in fiammingo) avrebbe preso nome Antwerpen, cioè Anversa.
Raggiungo poi, con i tram, il Museo Mayer van der Bergh, che contiene una interessante collezione d'opere d'arte raccolte da un nobile. Notevole il fatto che il biglietto non si possa qui comprare in contanti, sono accettate solo le carte. All'interno è presente anche una delle opere più famose di Pieter Bruegel il Vecchio, ovvero Dulle Griet (Margherita la pazza).
Sempre con i soliti tram, mi riavvicino al fiume e vado di nuovo nel piccolo castello Het Steen. All'interno c'è un negozio di souvenir molto grande, ma la tanto decantata terrazza panoramica è solo la cima di una delle torri, di pochi metri quadrati...
Torno poi a piedi nella zona centrale e provo un nuovo ristorante, dove il cibo è di media qualità. In un bar provo poi l'Elixir d'Anvers, un liquore giallo di produzione locale, prendo la premetro e faccio ritorno in hotel, per la mia seconda ed ultima notte ad Anversa.

Giorno 12

Faccio colazione in hotel ad Anversa, poi sistemo un po' di cose nelle valigie e più tardi lascio l'hotel. In stazione, dovendo attendere un po', prendo qualcosa in un bar situato in un sontuoso salone stile Belle Epoque, dove però i camerieri sono un po' burberi.
Prendo poi il treno e dopo circa un'ora e mezza arrivo a Brugge (Bruges). Vado subito in hotel, ad una fermata di bus, dove scopro che la stanza è molto grande e tutta arredata in legno in modo classico. Sicuramente la più bella camera d'hotel di questo viaggio.
Quando sono arrivato era tutto nuvoloso, ma quando esco c'è il sole e più tardi pioverà: capisco subito che il tempo cambia molto rapidamente, qui a poca distanza dal Mare del Nord.
Vado subito nel bellissimo centro storico di Brugge, parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Mi imbatto quasi subito nella cattedrale di San Salvatore, la Sint-Salvatorskathedraal, e la visito anche all'interno.
Percorro poi dei viali molto belli, arrivando in Grote Markt, la piazza centrale della città. La piazza è molto grande ed è tutta circondata da edifici storici, tra cui spicca la torre Belfort, una torre civica medioevale alta 83 metri e con un gran numero di campane.
Mi sposto poi nel vicino Burg, la piazza dove si trova lo Stadhuis, il municipio, con anche una antica e pittoresca chiesetta.
Termino la serata in un ristorante e poi torno in hotel con una fermata d'autobus, sotto una leggera pioggia.

Giorno 13

Al mattino faccio colazione in hotel abbastanza presto e poi esco, avvisando che tornerò più tardi. È nuvoloso e pioviggina, ma è affascinanete percorrere i vicoli quasi deserti di Brugge, costeggiati da case tradizionali con il tetto a scalini. Attraverso anche dei piccoli canali, dove nuotano anatre e cigni.
Arrivo così alla mia destinazione il beghinaggio di Brugge (Begijnhof), che fa parte dsel Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. I beghinaggi erano le comunità in cui vivevano le beghine, donne che formavano associazioni religiose molto tradizionaliste, ma senza pronunciare i voti e senza alcun legame con le gerarchie monastiche o ecclesiastiche ufficiali. Nacquero qui nel XIII secolo e, a causa della loro totale indipendenza, i beghinaggi furono sempre scoraggiati e visti con sospetto dalla Chiesa. C'è una chiesetta, un chiostro che dà sul fiume ed un parco con alberi molto alti, circondato da case di colore bianco. Il cielo è grigio, il vento fa stormire gli alberi, non c'è quasi nessuno e c'è un'atmosfera di grande pace.
Faccio poi il percorso a ritroso e torno in hotel, che lascio poco dopo, per arrivare alla stazione ferroviaria. Qui ho un po' di tempo di attesa, per cui pranzo con dei panini e leggo la guida turistica a proposito della tappa seguente.
Prendo poi il treno, che mi porta questa volta a Bruxelles (Brussel), la capitale del Belgio. All'arrivo vado subito in hotel, che non è lontano ed è anche questo molto buono ed elegante.
Riposo per un paio d'ore, poi esco ed inizio ad esplorare la città. La prima tappa è il Manneken Pis, una fontana con la piccola statua di un bimbo che fa pipì, che è poi l'acqua della fontana. La statuetta è famosa e davanti è quindi pieno di turisti che fanno foto. Tanto per completare la cosa, proprio di fronte c'è una pasticceria che vende paste a forma di organi genitali maschili e femminili 😀
Proseguo poi verso il palazzo della Borsa e proseguo fino alla Grande Place, la piazza centrale della città. La piazza è davvero molto grande e tutta circondata da edifici storici, tra cui la Mairie, il grande municipio. Non a caso è considerata una delle più belle piazze d'Europa. Ci sono anche molti cafè e ristoranti ed in uno prendo un bel caffè.
Quando esco dal bar sta piovendo e quindi penso di proseguire subito verso la tappa seguente, ovvero le Galeries Royales Saint-Hubert. È una galleria coperta piena di negozi, bar e ristoranti, come tante analoghe, ma con la particolarità di essere stata la prima aperta in Europa. All'interno c'è anche una piccola galleria d'arte, che visito, chiacchierando anche un po' con gli addetti. Ne approfitto per comprare anche qualche piccolo souvenir.
Cerco poi un ristorante segnalato dalla guida, ma è stato chiuso definitivamente, per cui questa sera mangio con lo street food belga, prima con dei waffle e poi con una bella porzione di patate fritte, vendute in una nota friterie. Quindi ritorno in hotel per la notte.

Giorno 14

Il secondo giorno a Bruxelles inizia con la colazione in hotel, dopo di che esco, sotto un cielo grigio e piovoso.
Raggiungo a piedi i non lontani Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique. È in pratica il museo di belle arti della capitale belga ed è davvero molto bello. La collezione permanente è su due vasti piani, fatti di marmi e colonne, e comprende un grande numero di quadri dei principali pittori belgi, che sono poi quelli fiamminghi. Andando neanche troppo lento, ci ho messo oltre due ore a visitare questo museo, ma ne è valsa assolutamente la pena, perché ho visto il meglio dell'arte fiamminga, con Rubens, Van Dyck, Bruegel e molti altri.
Mi è piaciuto anche il fatto che, già dal XV secolo, i pittori fiamminghi, con l'eccezione di Rubens, non affrontassero quasi mai temi religiosi, quanto piuttosto la natura e la vita nei villaggi, spesso con uno sguardo ironico e disincantato.
Dopo la pittura fiamminga sono andato, con un collegamento interno tra le due zone, nel Museo Magritte, dedicato al pittore surrealista belga René Magritte. Ci sono molte sue opere, compreso lo spesso citato "Ceci n'est pas une pipe".
Finita la visita dei due musei, vado a pranzo in un ristorante tipico, che, essendo domenica, è pieno come un uovo. Il proprietario però è molto gentile e mi fa aspettare per 10 minuti in un tavolo esterno, portandomi pane e olive condite, come antipasto. Poco dopo entro nel locale, frequentato soprattutto dai locali, il che in genere è una garanzia di qualità. Provo così altri gustosi piatti della cucina belga tradizionale, conversando amabilmente in francese con le persone dei tavoli vicini.
Dopo il pranzo passeggio in una città quasi deserta e raggiungo la cattedrale di Bruxelles, ovvero la cathédrale Saints-Michel-et-Gudule, molto grande e con molti grandi mosaici all'interno.
Prendo poi due linee di metropolitana, dove si paga direttamente con la carta di credito, e raggiungo una zona periferica a nord, dove si trova L'Atomium. È una grande struttura, alta 100 metri, fatta da nove grandi sfere, connesse tra di loro come nove atomi di ferro sono collegati tra loro in un cristallo di ferro. L'Atomium fu costruito per una esposizione universale ed è poi rimasto come uno dei simboli di Bruxelles.
Ho comprato il biglietto e sono salito con l'ascensore fino alla sfera più alta, da dove si può ammirare un ampio panorama su tutta la città, che si trova in una zona completamente pianeggiante. Una volta tornato a terra sono salito anche in altre sfere, usando le scale normali e mobili poste all'interno dei tubi che collegano le varie sfere, contenenti fotoe informazioni sulla costruzione della struttura. Alla fine sono uscito e mi sono riposato con una bibita in un bar lì di fronte.
Ho fatto poi il tragitto a ritroso, sempre con la metropolitana, ho cenato nella zona dell'hotel e sono poi tornato nella mia stanza per dormire.

Giorno 15

Dopo la ricca colazione in hotel, raggiungo a piedi la vicina stazione ferroviaria e prendo un treno, anche questa volta in prima classe, che in poco tempo mi porta a Namur, che si trova a sud della capitale, nella Vallonia, la zona meridionale del Belgio, dove si parla esclusivamente francese.
L'hotel è a poca distanza dalla stazione e, siccome è presto, lascio il trolley in deposito in uno dei loro armadietti gratuiti. Proseguo con l'intenzione di prendere un autobus per raggiungere la Cittadelle, la fortezza che si trova su una collina in alto. Noto però che alle fermate di autobus non ci sono cartelli né alcun altro tipo di indicazione. Provo a chiedere a qualcuno, ma solo una ragazza straniera cerca di dirmi qualcosa, gli altri rispondono che non sanno nulla...
Stufo per l'attesa e l'incertezza, prendo un taxi, che mi porta in meno di 10 minuti a Terra Nova, il centro visitatori della Cittadella. Dalle cose lette, lo avevo immaginato grande e pieno di gente, ma in realtà il centro è abbastanza piccolo e non c'è quasi nessuno. Faccio un biglietto combinato per il museo, il trenino turistico e la visita guidata ai tunnel, poi, visto che è ora, pranzo qualcosa nel loro bar, non fornitissimo.
Vado poi a visitare l'annesso museo, che non è enorme, ma ha molte informazioni sulle varie fasi di costruzione della Cittadella e sulla storia della città di Namur.
Finisco la visita del museo in tempo per prendere il trenino turistico, che mi porta, insieme a un certo numero di altri turisti, nelle varie zone della cittadella, sobbalzando quasi come un cavallo sui ciottoli dei viali. Il giro è molto interessante ed in alcuni tratti c'è un panorama molto bello su tutta la città.
Tornato con il trenino a Terra Nova, inizia poco dopo la visita guidata ai sotterranei della Cittadelle. Costruiti in varie fasi a partire dal medioevo, questi tunnel ospitarono per secoli le forze di difesa della città, fin quando le armi moderne non resero obsoleta la struttura. La nostra guida è un giovane davvero bravo, che ci sa dare una visione viva delle varie epoche, con dovizia di particolari.
Finita la visita, salgo a piedi per qualche centinaio di metri e raggiungo la cima della collina, dove prendo una bibita fresca nel bar ristorante con terrazza panoramica sulla città e sul fiume.
Vado poi nella vicina stazione della teleferica ed entro in una cabina per scendere in città. Il percorso è uno dei più spettacolari che io abbia mai fatto, si scende davvero a volo d'uccello sul fiume Sambre ed i tetti di Namur, in circa 12 minuti.
Una volta in basso, passeggio per le vie e piazze del centro storico, vedendo anche la torre Beffroi de Namur, che fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, nel sito collettivo chiamato "Torri campanarie di Belgio e Francia", di cui avevo già visto molto nelle Fiandre.
Torno poi in hotel e riposo un po'. Più tardi esco per la cena, che faccio in un bel ristorante situato all'interno di un palazzo antico ed elegante. Poi torno in hotel per la notte.

Giorno 16

Al mattino faccio colazione in hotel e lascio Namur e il Belgio, prendendo un treno diretto nel Granducato del Lussemburgo (Luxembourg), viaggiando in prima classe, per la piccola differenza di prezzo con la seconda. Arrivato nella omonima capitale, vado subito in hotel mentre inizia a piovere, per lasciare almeno la valigia in deposito. Per fortuna la receptionist trova una stanza già preparata e mi fa entrare, nonostante siano solo le 11.30. Questo si rivela provvidenziale, perché subito dopo inizia a piovere copiosamente. Da notare che qui la zona della stazione sembra abbastanza degradata, cosa che in questo viaggio troverò solo qui in Lussemburgo.
Quando smette di piovere, esco e con poche fermate di tram raggiungo il centro storico. Qui i trasporti, persino i treni interni, sono totalmente gratuiti e quindi non c'è nessun biglietto da acquistare.
Cammino nella zona alta e centrale della città, fino a raggiungere le Casemates du Bock, una fortezza scavata nella roccia e che, insieme a tutto il centro storico di Città del Lussemburgo, fa parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. I primi scavi risalgono al medioevo ed i tunnel furono ampliati a varie riprese, anche dallo stesso architetto militare francese che operò a Namur.
Percorro un buon numero di tunnel, poi torno all'aperto e percorro lo Chemin de la Corniche, una passeggiata panoramica lungo il bordo del dislivello che separa la parte alta e quella bassa della città, con bei panorami sui quartieri bassi ed il fiume Alzette.
Prendo poi un ascensore per scendere in basso, nel quartiere del Grund, che però, sarà per l'orario, risulta quasi deserto. Torno in alto con l'ascensore e trovo un uomo anziano che suona Starway to Heaven su un pianoforte lasciato a disposizione dei passanti. Arrivo nella centrale Place Guillaume dove si trova il Municipio e vedo anche nei pressi il palazzo granducale. Mi riposo con un caffè in un bar, dove, anche qui, qualcuno suona il pianoforte. Molto musicale, il Lussemburgo...
Proseguo poi fino alla cattedrale Notre-Dame, che ha una grande facciata con due guglie e un interno molto bello. La visito, facendo tutte le foto del caso.
Ormai è sera e cerco un posto dove cenare. Un ristorante segnalato dalla guida sembra chiuso o forse è troppo presto, ma lì vicino vedo gente che mangia delle belle pizze. Ceno così con una impeccabile quattro formaggi, fatta veramente bene.
Prendo poi lì vicino un autobus e ritorno in hotel per la notte.

Giorno 17

Al mattino lascio il Lussemburgo e prendo un treno francese, anche qui in prima classe, diretto a Strasburgo (Strasbourg), in Francia. Ad un certo punto si avvicina il controllore e, invece di chiedermi il biglietto, mi chiede a quale fermata scenderò, con uno strano atteggiamento. Gli rispondo che scenderò a Strasbourg e gli mostro il biglietto, cosa che lo sorprende. Probabilmente pensava che viaggiassi a sbafo, forse su segnalazione dei due simpatici compagni di vagone, che avevo visto parlottare con lui prima. Hai visto mai, un italiano in prima classe? I francesi... Mi viene da ridere!
Arrivato nella bella e moderna stazione di Strasbourg, che si trova in un quartiere normalissimo e gradevole, è troppo presto per andare in hotel, così pranzo in un vicino ristorante. Più tardi faccio il check-in e riposo un po'. La stanza è qui davvero piccola e con una zona spiovente proprio sul letto, cose che è difficile prevedere in anticipo. Più tardi esco e raggiungo in tram il centro storico.
Vedo e fotografo l'esterno della enorme e bella cattedrale, che ha già chiuso, poi prendo una bibita in un bar. Noto che ogni tanto passa per la città una squadra di soldati armati di tutto punto. Si tratta evidentemente di una misura di deterrenza nei confronti del terrorismo e questa è l'unica città di questo viaggio in cui ho avvertito tale paura.
Vado a cenare in un ristorante alsaziano, notando come qui le porzioni siano decisamente abbondanti ed i prezzi non tanto diversi da quelli italiani.
Prendo poi il tram per tornare in hotel per la notte.

Giorno 18

Tra i tanti musei presenti, decido di visitare il Musée d'Art Moderne et Contemporaine de Strasbourg, per cui sono lì all'orario di apertura, dopo aver fatto colazione in un bar.
Il museo è molto grande e contiene molte opere del XX e XXI secolo, tra cui anche alcune di Pablo Picasso e Auguste Rodin. Vado anche nella loro terrazza panoramica, in realtà non molto alta, e faccio foto a ciò che si vede della città.
Dopo il museo passeggio a piedi e raggiungo la zona della Petite France, un quartiere pittoresco fatto di case tradizionali e che si trova dove il fiume Ill si divide in vari rami, creando anche varie isole. Faccio foto e video e mi fermo poi a pranzare in un ristorante tipico.
Strasburgo è il capoluogo della regione della Alsazia, una zona contesa nei secoli tra Francia e Germania, e la cucina locale risente di questa duplicità. Scelgo il "pranzo alsaziano" e si inizia con la tarte flambée, una sottile pizza salata ricoperta di una specie di bacon, a cui segue la baeckeoffe, tre diversi tipi di carne con verdure e patate. Il secondo piatto è così abbondante che non riesco a terminarlo. E per finire ci sono anche i formaggi... Si mangia, in Alsazia 😀
Dopo pranzo continuo a piedi e torno nella zona della cattedrale Notre-Dame, che questa volta visito anche all'interno. La facciata è davvero imponente e la torre più alta raggiunge i 142 metri di altezza. All'interno è anche presente un orologio astronomico, inizialmente costruito nel Cinquecento, che mostra con grande precisione i movimenti apparenti del sole, della luna e di molte stelle, oltre ad essere un calendario perpetuo.
Raggiungo poi il fiume Ill e compro il biglietto per un tour in barca. Aspetto l'orario di partenza in un vicino bar e poi mi imbarco. Il giro dura oltre un'ora ed è molto interessante. Vengono percorsi molti quartieri della città, con la voce guida che dà informazioni su ogni zona o palazzo interessante. Arriviamo anche alla Neustadt, la città nuova, e poi, nella zona nord, alla sede del Parlamento Europeo, un palazzo grande e moderno, circondato da altri edifici di uffici.
Finito il tour, cerco un posto dove cenare, questa volta in modo frugale, perché a pranzo ho mangiato forse troppo. Prendo poi il tram e torno in hotel.
Qui vorrei usare il Wifi, ma il codice fornito non funziona. Il tizio della reception mi dà un nuovo codice, ma insiste per venire nella mia stanza perché "ho bisogno d'aiuto". Gli spiego che sono un informatico e so benissimo come fare, mi serve solo un codice che funzioni...
Alla fine vedo su una tv tedesca la partita di calcio Italia - Spagna, che finisce con la sconfitta dell'Italia, poi vado a letto.

Giorno 19

Lascio l'hotel di Strasburgo e raggiungo la vicina stazione ferroviaria, dove faccio colazione in un bar. Poi prendo un treno diretto in Svizzera, lasciando così la Francia, e facendo ritorno alla stazione di Basilea, dove cambio treno.
Arrivo infine a Bellinzona, la capitale del Canton Ticino, dove mi reco subito in un bell'hotel, dove però la receptionist mi dice di aspettare, perché mancano 8 minuti alle ore 15. Vabbè che siamo in Svizzera, però...
Prendo un caffè nel loro bar, poi mi rivolgo ad un'altra receptionist ed ottengo subito la chiave della stanza, dove salgo per riposare un po'.
Più tardi esco a piedi per le vie di Bellinzona e salgo con un ascensore a Castelgrande, uno dei castelli della città, facenti parte del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Faccio foto ai merli del castello ed al panorama, poi visito il museo, che non è enorme ma ha molti documenti sulla storia della zona, a partire dalla preistoria.
Quando esco dal museo, tutta la zona interna del castello è transennata, perché in serata ci sarà un concerto, della cantante italiana Annalisa. Mi fanno passare solo per tornare all'ascensore e scendere di nuovo in città.
Cerco un posto per cenare e, dopo che al Cantinin del Gatt mi hanno detto che sono al completo, ceno in un diverso locale, in una delle piazze centrali della città. Qualità media e prezzo non esagerato.
Torno infine in hotel per dormire.

Giorno 20

Oggi è l'ultimo giorno di questo lungo viaggio e si tratta fondamentalmente di tornare a casa.
Faccio colazione in hotel, poi lo lascio e vado nella vicina stazione ferroviaria, dove salgo su un treno svizzero diretto a Milano, dove dovrò aspettare un bel po' prima del secondo treno, per un mio errore nella prenotazione.
Salgo infine su un treno ad alta velocità Italo ed a metà pomeriggio arrivo a Roma.
Prendo un taxi alla Stazione Tiburtina e torno infine a casa mia, dopo quasi tre settimane.

Conclusioni

Che dire di questo viaggio? Ho visitato 3 nuovi paesi e molte città. Mi sono divertito ed ho trovato interessante il contatto con ambienti mai visti prima.
I costi sono stati elevati, specie in Svizzera, tanto da farmi considerare economici i prezzi di Oslo dell'anno precedente...
In Svizzera mi sono trovato bene. Le città sono ordinate e con trasporti molto efficienti (nonché gratuiti per chi usa un hotel locale), ma ho anche visto grandi differenze tra i quartieri abbienti e gli altri, specie a Berna e Zurigo. Gli svizzeri sono sempre gentili e corretti, ma spesso si nota sottotraccia una idea comunque di superiorità verso noi italiani.
Le carte di credito sono accettate ovunque, ma è bene avere anche una piccola somma in franchi svizzeri, da cambiare preferibilmente prima della partenza. Quando si paga con la carta, se c'è la scelta tra Franchi ed Euro, consiglio di scegliere sempre i Franchi, perché in questo modo il cambio verrà effettuato dalla nostra banca, ai tassi del momento. Se invece si scelgono gli Euro, sarà il commerciante a fare il cambio di valuta, magari a tassi aumentati.
Quanto al telefonino, in Svizzera la connessione dati va tenuta sempre disabilitata, perché non ha accordi con la UE e ci troveremmo con il credito azzerato in pochi minuti. Useremo quindi il WiFi, ormai presente in tutti gli hotel e spesso anche sui treni, nelle stazioni ferroviarie e persino nei ristoranti.
Se serve il navigatore, conviene usarne uno offline. Ad esempio io uso una app chiamata MAPS.ME, dove scarico prima di partire le mappe che mi serviranno. Poi per navigare basterà abilitare il GPS, mentre la connessione dati non servirà.
In Germania i prezzi sono molto simili a quelli italiani, si usa l'Euro e potremo usare il telefonino come in Italia. Le persone sono in genere gentili e corrette, tranne quei rari casi in cui ci si imbatte in (forse) nazionalisti esasperati, che odiano i turisti e forse tutti gli stranieri. In questi casi, meglio girare alla larga.
In Belgio mi sono trovato molto bene. Ovviamente anche qui Euro e telefonini come a casa. Nelle Fiandre, le persone sono accoglienti ed espansive. Ogni volta che ho chiesto informazioni mi sono state date in modo esaustivo, in qualche caso persino accompagnandomi per un tratto. I prezzi sono un po' più alti che in Italia, ma molto più bassi che in Svizzera. I trasporti funzionano bene ed il clima cambia rapidamente, a causa della vicinanza del Mare del Nord.
A Bruxelles ho avuto modo di apprezzare in pieno sia l'ospitalità belga, sia il carattere ironico degli abitanti della capitale, sempre pronti a scherzare su qualsiasi argomento.
Nella Vallonia belga, le persone sono stranamente più chiuse, forse perché meno abituate al turismo. Questo si riflette anche nella scarsità di informazioni nei trasporti e nella poca disponibilità a dare indicazioni. Alla fine comunque è andata bene anche qui.
In Lussemburgo la zona della stazione non è molto raccomandabile. Per il resto la città è ordinata e piacevole, i trasporti sono gratuiti ed i prezzi abbastanza alti. Anche qui siamo nella UE e quindi Euro e telefonini come a casa. Persone non troppo espansive, ma, diciamo, normali.
In Francia, ovvero in Alsazia in questo caso, i prezzi sono quasi come in Italia, i piatti nei ristoranti sono decisamente abbondanti e, ovviamente, Euro e telefonini come a casa. Tutto bene quindi, tranne per quel controllore che mi prende per pirata o quel receptionist che vorrebbe darmi lezioni di informatica...
Alla fine posos dire che è stato un bel viaggio, una nuova serie di esperienze da aggiungere all'elenco dei bei ricordi.

 
Vinicio Coletti